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Giuditta Solito

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GIUDITTA SOLITO

curriculum / mostre

Noi giovani veniamo continuamente bombardate da immagini che minano la nostra sicurezza. Basta accendere la televisione per scoprire un micro mondo ultrafashion nel quale tutte le donne sono fresche, curatissime, bellissime e (preoccupantemente) magrissime. Un universo nel qualel'unica preoccupazione che incombe realmente sulle sue abitanti è quella di piacere agli altri. Rossetti, smalti, prodotti per capelli, borse, scarpe, ecc. sono diventati accessori così affascinanti da diventare imprescindibilmente parte della vita di tutte noi donne. Ma per alcune questo fascino si trasforma in ossessione: ossessione di raggiungere la taglia 40, perché, citando le parole di un noto film "la 42 è diventata la nuova 56", ossessione di disciplinare ogni singolo capello facendolo stare al suo posto preciso, ossessione di avere un make up che lasci a bocca aperta tutti gli uomini incrociati per strada (e guai se guardano un'altra!!) e ogni capo d'abbigliamento à la page con la moda della stagione. Piacere agli uomini (e attrarre le invidie delle donne) diventa pericoloso per molte ragazze, soprattutto per le più giovani, come dimostrano le statistiche sui disturbi alimentari. Piacere agli altri da lieto vezzo femminile si trasforma in malattia, tanto da far dimenticare a coloro che ne sono affette cosa realmente piace a loro stesse, cosa in realtà le fa stare bene, aprendo la via alla perdizione del contatto con la propria natura caratteriale.
Tutto questo viene suggerito dalla pittura di Giuditta, artista che dipinge giovani ragazze adolescenti insicure, in cerca di quell'affetto che evidentemente non riescono a garantirsi da sole e probabilmente alieno a loro anche nell'ambito familiare, alle che cercano conferme nel centimetro, affamate solamente di un po' d'amore.
Pittura tecnicamente eccellente dove il micro (o macro?) mondo della moda e della vanità presenta tramite una lettura cinica, lucida, ma straordinariamente ironica ciò che si nasconde all'interno di queste donne talmente belle da sembrare bambole, le quali però sono state private della propria personalità, come nella pseudo-copertina di Vogue nella quale la pittrice rappresenta una passerella milanese sulla quale sfilano metaforicamente delle oche.

Fiordalice Sette


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