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SATURNO BUTTO'
curriculum / mostre
La poetica di Saturno Buttò non è tetra, ma sinistra. In quanto tale incuriosisce inevitabilmente ogni spettatore che incroci le sue opere, il quale si ritrova, in modo spiazzante, davanti a immagini che egli non può ignorare, che penetrano nel suo inconscio (quasi come gli attrezzi medici che dovrebbero sondare i corpi delle figure rappresentate dall'artista, visibili nelle sue tele) scandalizzandolo o portandolo profondamente a contatto con la sua dimensione più intima e autentica.
Lo spettatore viene, quindi, trascinato all'interno di un processo quasi catartico di scoperta del sé, del lato oscuro e istintivo memore dei culti pagani della Dea Madre, riti volti non all'esaltazione del maligno, bensì all'esaltazione della potenza erotica e della fertilità della Donna.
Una sessualità irrefrenabile, occultata dal cristianesimo, ma non del tutto celata, a cui si fa (non troppa) allusione ad esempio durante il Barocco, quando spesso le estasi mistiche vengono descritte e rappresentate quali raggiungimento di una sensazione di incontenibile piacere spirituale ma anche fisico, si veda ad esempio la Santa Teresa d'Avila del Bernini o le varie raffigurazioni del Martirio di San Sebastiano.
Saturno rappresenta, non a caso con una tecnica molto tradizionale, una dimensione dunque nella quale piacere e dolore, sacro e profano si fondono, attirando a se lo spettatore, inebetito, inebriato da una sorta di incontenibile fascino verso tutto ciò che è mistero ed enigma.
Fiordalice Sette
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